THIS IS WHAT EXTINCTION SOUNDS LIKE

Lucia Arrigoni, Oriana Bolis, Dina Iskander, Martina Pierri 

Negli anni Settanta l’antropologo Steven Feld conduce una ricerca che si traduce in un Manifesto per l’Acustemologia. Secondo Feld, il suono costituisce uno strumento di conoscenza attraverso cui le diverse società umane interpretano e dialogano con ciò che le circonda. L’antropologo, nei suoi numerosi studi sul campo, sviluppa un approccio teso a ricostruire i diversi modi attraverso cui le comunità costruiscono questa specifica conoscenza, mettendosi in relazione con i loro ambienti di vita. Le capacità uditive spaziali, infatti, usate al posto della vista, sono in grado di sviluppare mappe sonore mediante l’udito e la memoria.

Il nostro progetto nasce dalla constatazione che, nelle nostre vite, vi sono rumori che sono scomparsi, o attutiti sino ad annullarsi. Si tratta di suoni in via d’estinzione. Ma il nostro mondo non è poi così silenzioso. È difficile capire cosa ne sia stato di tutti i suoni che non sentiamo più: forse sono stati rimpiazzati da altri che contribuiscono ad incrementare quell’inquinamento acustico che caratterizza la nostra vita odierna, il rumore bianco. Man mano che il numero di parti meccani- che degli oggetti si riduce, aumentano le componenti digitali e il nostro mondo, benchè diventi più artificiale, tende caparbiamente a conservare questi suo- ni-fantasma per rassicurarci.

Suoni e rumori perduti che il tempo e l’evoluzione tecnologica si sono lasciati alle spalle, ma che, se riascoltati, evocano uno stato di nostalgia e malinconia. Abbiamo indagato questi fantasmi sonori attraverso memorie sovrapposte e frammentate del passato, che costituiscono un modo per rappresentare l’identità di quel tempo.