PROHIBITED PLACES

Beatrice Vescovi, Massimo Pettine 

Punto di riferimento per lo sviluppo del nostro progetto è stato il saggio “The cultur biography of thing: Commoditization as process” di Igor Kopytoff. A partire dalla biografia culturale degli oggetti, l’antropologo definisce la cultura come una spinta opposta alla mercificazione, poiché mossa principalmente dalla differenziazione. La cultura assicura infatti che certe “cose” (things) rimangano inequivocabilmente singolari, resiste alla mercificazione di altre e talvolta torna a singolarizzare ciò che è già stato mercificato.

In ogni società vi sono things collettivamente escluse dalla mercificazione: la maggior parte di tali proibizioni sono culturali e condivise. Nel contesto degli Stati-nazione, molte delle proibizioni sono opera dello Stato. In alcuni casi, il potere si afferma proprio nel diritto di proibire e di “singolarizzare” – spesso attraverso la sacralizzazione – uno o più oggetti, una o più cose. L’effetto evidente di ciò è l’estensione del potere sacro, proiettato su un’ampia gamma di oggetti. Da qui nasce il nostro progetto: raccontare, tramite un cortometraggio, gli effetti delle proibizioni dovute alla pandemia su quei luoghi ordinari da noi abitualmente frequentati. Il progetto si concentra dunque sull’anno appena vissuto, sui diversi divieti posti in essere, sull’inimmaginabile inaccessibilità degli spazi. Il video assume una postura soggettiva, nel tentativo di restituire le sensazioni e le emozioni da noi vissute in occasione di queste proibizioni.