WUNDER WEB KAMMER

Mostra del corso di Tecniche performative, docente Marcella Vanzo

Martedì 16 febbraio ore 18.00 – 19.00 in diretta streaming

Wunder Web Kammer è una collezione di stanze virtuali dove ogni spazio è gesto, dove ogni gesto è spazio. È performance allo stato puro, il minimo al massimo, consegnato caldo, direttamente a casa vostra. 

In diretta Facebook dalla pagina dell’Accademia di belle arti G. Carrara per voi, dalle 18 alle 19:

  • Titoli di Iside Vecoli
  • Tramonto nel bosco di Matteo Crespi
  • Lasciami ascoltarti di Anna Aiolfi,
  • Resti di Matteo Rugginenti,
  • Araneus di Federica Balconi,
  • The spectator di Rokhaya Thiam,
  • Assedio – Yoko vs. Yoko Ono di Margherita Yoko Finardi,
  • El Pelo di Noemi Ferrari,
  • Malamente di Rebecca D’Anastasio,
  • Backstage di Mario Carminati,
  • L'uno sul due-tre di Giulia Lazzarini,
  • Il taglio di Sara De Palma,
  • Intervista col... di Filippo Cristini.

 

Iside Vecoli, Titoli
La mia performance fa da titolo alle performance dei miei compagni.
Le introduco per prima e recito i loro titoli in modo da ricavarne un testo che non abbia uno stretto senso logico, come per i cadaveri eccellenti dadaisti.

Tramonto nel bosco, Matteo Crespi
La composizione, realizzata con una tastiera digitale, completa la sfida proposta dal duo artistico Yoko Ono e John Lennon, di trovare un tema principale all’ accompagnamento iniziale proposto in “Secret piece”, in un bosco d’estate del 1953. Il brano che ho realizzato non segue correttamente le loro indicazioni, perché ho arricchito armonia e melodia in un genere musicale più vicino al “new age” di Ludovico Einaudi e Giovanni Allevi.
La melodia che ho composto vuole elevare l’ascoltatore in una dimensione superiore, per vivere in prima persona il tramonto in un bosco, raggiungendo un benessere fisico e mentale, stesso obiettivo della musica “new age”, spesso confusa con la musica d’ambiente.

Anna Aiolfi, Lasciami ascoltarti
Lasciami ascoltarti nasce da diverse esigenze espressive che hanno trovato il loro habitat in una conchiglia.
La performance prevede un'inquadratura ravvicinata su dettagli dei soggetti principali: un orecchio e una conchiglia. Non vi è uno svolgimento, il respiro è l'unico elemento variabile e, con la sua intesità, varia anche la posizione della conchiglia e dell'orecchio nella scena.
Vi è una chiara allusione a quell'azione-gioco che tutti abbiamo provato da piccoli, quando per ascoltare il mare mettevamo un oggetto all'orecchio. E subito eravamo lì.

Matteo Rugginenti, Resti
L’azione performativa vede come protagonisti i resti della combustione della mia stufa a legna, un colino da cucina e una serie di contenitori trasparenti per spezie.
In un contesto spaziale asettico, che rimanda al white cube, io setaccio lentamente i rimasugli cinerei, separando le braci spente dai granelli di cenere più sottili. Grazie a questo gesto semplice, replicato ininterrottamente come un mantra, racconto un’ esperienza quotidiana intima e preziosa, partendo dai suoi resti fisici e concreti, che diventano testimoni silenti di una riflessione personale sull’importanza del ricordo.

Federica Balconi, Araneus
I ragni sono esseri in grado di erigere barriere infrangibili e invisibili con le quali catturano i più disparati insetti con pazienza.
Nella performance Araneus mi ispiro al loro talento ed eleganza nel costruire una barriera; tessendo del cotone, creo un muro che mi ripara dagli sguardi degli spettatori e dal mondo virtuale.

Rokhaya Sofia Thiam, The Spectator
The Spectator nasce dalla volontà di ribaltare l'esperienza talvolta scomoda dell'essere osservati, invertendo le dinamiche nel rapporto tra performer e spettatore.
Nella performance l'artista ripropone le gestualità tipiche dello spettatore per eccellenza: quello cinematografico, riprendendone anche modalità fastidiose, come ad esempio il fatto di produrre troppo rumore.
Il vero oggetto dell'azione è spostato a ciò che avviene dall'altra parte della webcam, oltre lo schermo di chi osserva, e che rimane perciò invisibile e inconoscibile.

Margherita Yoko Finardi, Assedio (Yoko vs Yoko Ono)
Riprendendo "Cannon piece", una performance proposta da Yoko Ono in Grapefruit, l'artista fissa la propria immagine al muro ricoperto di cellofan colorati e si nasconde dall'occhio della webcam. Da fuoricampo inizia l'assedio contro la propria immagine: piccoli marshmellow intinti di acrilico vengono scagliati sulla fotografia, rovinandola.
L'assedio, effettuato in modo più o meno barbarico, rimanda alla volontà di conquista di sè, soprattutto in un periodo in cui si è costretti a passare tanto tempo con sè stessi, quindi non è facile mantenere le redini della propria identità o della propria immagine, tanto da arrivare ad auto-attaccarsi come meccanismo di difesa.

Noemi Ferrari, El pelo.
Mi affascina pensare che basta un taglio di capelli, un po' di trucco per sembrare un uomo.. Un po' di rossetto, un reggiseno imbottito per sembrare una donna.

Rebecca D’Anastasio, Malamente
Performance online di 4 minuti in cui l’artista bacia senza interruzioni la sua compagna, le due teste formano uno yin e yang (compensazione) attraverso un bicchiere di vetro rovesciato sulla webcam, che vela l’azione e la rende incomprensibile. L’artista tratta l’argomento delle allusioni, lasciando che la mente di ogni spettatore faccia un personale percorso riguardo ciò che pensa di star guardando. A rendere il tutto più passionale è la fertile partecipazione della sua compagna, figura essenziale per denunciare il tema dell’omofobia.

Mario Carminati, Backstage
Le mani e il corpo del performer si muovono seguendo una colonna sonora, lui indossa uno specchio sul viso. Mentre danza davanti alla telecamera, lo specchio mostra al pubblico cosa sta al di fuori dell’inquadratura. Vediamo lo schermo del pc riflesso nello specchio, che trasmette in loop un video degli occhi dell’artista che scrutano a loro volta la performance.
Con questa lavoro, Carminati indaga le sensazioni del performer durante l’esecuzione di un atto - artistico o sportivo che sia - di cui lo spettatore normalmente coglie soltanto la fase definitiva, ma non le prove o la preparazioneå.

L'uno sul due - Tre di Giulia Lazzarini
La mia performance è associata alla poesia "L'agave sullo scoglio - Scirocco" di Montale. Nel testo ho sostituito tutti i sostantivi con numeri da uno a tre. Ho recitato la poesia, creando un rimando implicito a "Number piece II" di Yoko Ono, dal libro Grapefruit. La recitazione della poesia è contemporanea a un rito introspettivo ideato da me: gioco con 33 pietre, una per ogni numero nominato. Ogni pietra è stata raccolta in situazioni significative per me negli ultimi anni (viaggi, momenti speciali...) e fa parte di una collezione di ricordi. La performance è nata per esorcizzare l'immobilità interiore, per ritrovare un equilibrio.

Sara De Palma, Il Taglio
La performance è ripresa dal libro “Book of instruction and drawings” di Yoko Ono in particolare “Position Piece”. 
Viene rappresentata la contemplazione davanti a un dipinto assumendo il simbolo di un blocco interiore, che successivamente, viene lacerato da tagli profondi nella tela, distruggendola. 

Filippo Cristini, Intervista a 80 anni
Filippo Cristini un giorno si sveglia, vecchio e ammaccato e si dirige verso il suo computer per rispondere live sulla piattaforma Facebook ad una schiera di spettatori incuriositi dal suo aspetto decrepito. Ponendogli delle domande, gli spettatori chiedono e indagano il futuro che gli spetterà e gli anni passati di Filippo. 
Lui infatti si è svegliato nell’anno 2100 alla veneranda età di ottant’anni ed è l’unico mezzo che hanno gli spettatori per prevedere il loro avvenire.